LATTE SI, LATTE NO
Gli esseri umani sono gli unici
animali che consumano il latte di altre specie, e lo fanno anche dopo lo
svezzamento. Tre quarti degli adulti, nel mondo, sono intolleranti al lattosio,
cioè sono privi dell'enzima (lattasi) necessario ad ...agire sullo
zucchero che si trova nel latte (lattosio); questo impedisce loro di digerire
adeguatamente il latte e conduce a malattie del sistema digerente più o meno
serie. Il profilo nutrizionale del latte è simile a quello della carne.
Entrambi i cibi contengono un quantitativo simile di proteine e grassi saturi.
Come la carne, il latte è completamente privo di fibra e delle centinaia di
sostanze fitochimiche contenute nei cibi vegetali, che si sono rivelate fattori
di protezione contro le malattie degenerative come la malattia coronarica e il
cancro. [Goodland2001]
La produzione di carne e quella di latte sono
strettamente collegate; l'una può essere considerata il sottoprodotto
dell'altra. Gli effetti sulla salute di un aumentato consumo di latte e latticini
sono simili a quelli provocati da un aumento del consumo di altri prodotti
animali, come la carne e lo strutto. Anche se i latticini a basso contenuto di
grassi possono sembrare più salutari, il grasso rimosso nella loro produzione
non viene mai sprecato, ma viene consumato in forma di burro, panna, gelati o
nei cibi confezionati, quindi il netto degli effetti positivi sulla salute
pubblica è pari a zero. Oggi sono ormai disponibili evidenze scientifiche del
fatto che i latticini non portano alcun beneficio che non sia ottenibile in
modo migliore da altre fonti, e che il loro consumo pone seri rischi che
contribuiscono alla morbidità e alla mortalità . [Goodland2001] Si crede
comunemente che il contenuto di calcio del latte di mucca lo renda un cibo
essenziale per prevenire il problema della ossa fragili, specie nei bambini. Il
problema è che, anche se il latte può essere un modo efficiente per incamerare
calcio dal cibo, ha anche molti svantaggi, in particolare un contenuto di
grassi saturi molto alto. Come dichiara il prof. Walter Willett, "bere tre
bicchieri di latte al giorno equivale a mangiare dodici fette di pancetta
oppure un big mac e una porzione di patatine fritte". [Willet2001]
Latte e pus Le mucche,
negli allevamenti, sono costrette a produrre una quantità di latte pari a 10
volte l'ammontare di quello che sarebbe necessario, in natura, per nutrire il
proprio vitello. Le mammelle enormi, quando in piena attività, possono produrre
più di 40 litri di latte al giorno. Sono tese, pesanti, dolenti. Non sorprende
che ogni anno un terzo delle mucche sfruttate nei caseifici soffra di mastite
(una dolorosa infiammazione delle mammelle, che viene curata con antibiotici).
Ma non solo di questo soffrono le mucche: tutti gli animali d'allevamento sono
animali poco sani, in quanto tenuti in condizioni di sofferenza, e matenuti
"in salute" (si fa per dire) solo grazie alla gran quantita' di
farmaci e antibiotici mescolata ai mangimi. Il latte di mucca, quindi, e' un
liquido ben poco sano, che contiene: * farmaci di vario genere, che sono
addizionati al mangime, e che si accumulano nelle loro carni, e nel loro latte;
* erbicidi, pesticidi, usati per coltivare i mangimi per gli animali; anche
questi si accumulano nel corpo degli animali; * sangue, pus, feci, batteri,
virus. Il pus passa nel latte assieme alle altre sostanze ed e' stata stabilita
una normativa comunitaria che definisce quanto pus può essere ammesso nel latte
senza, secondo loro, avere danni alla salute. Secondo la direttiva, in un
millilitro possono esserci fino a 400.000 "cellule somatiche" - il
nome scientifico per indicare quello che comunemente e' chiamato
"pus" - e un tenore di germi fino a 100.000. In un litro quindi ci
possono essere 400 milioni di cellule di pus e 100 milioni di germi. Questi
limiti sono indicati nella Direttiva Europea 92/46/CEE recepita dal DPR
14.01.1997 N. 54
http://www.altrogiornale.org/_/content/content.php?content.165
Latte: siamo uomini o
vitelli? Fino a due anni i bambini dovrebbero essere alimentati con latte
materno. Dopo i due anni, dimenticate ogni tipo di latte!". Questa vera e
propria bomba e stata fatta recentemente esplodere dal celeberrimo dottore
Benjiamin Spock, padre della moderna pediatria. Il suo libro "Baby and
child care" ha venduto ben 40 milioni di copie in tutto il mondo,
affermandosi come il vangelo dello svezzamento e della cura di neonati e
bambini. Oggi Spock, che aveva sempre consigliato il latte vaccino, ha
radicalmente cambiato idea, abbracciando le tesi che da anni molti medici ed
esperti (nonché vegetaliani, macrobiotici ed igienisti) propugnano: il latte
vaccino fa male, soprattutto in fase di crescita, perché può provocare molte
deficienze immunitarie e disturbi vari, tra cui l’anemia, allergie e persino un
insufficiente sviluppo cerebrale.
Spock, dunque, si trova ora fianco a fianco
col Prof. Frank Oski, direttore del Reparto Pediatrico della prestigiosa John
Hopkins University di Baltimora ed ex-presidente della Societh Americana per le
ricerche in pediatria, che in molti libri (tra cui il provocatorio "Non
bere il tuo latte") sta da oltre quindici anni facendo una crociata
anti-latte di mucca. In America e in Italia in molti si sono scagliati contro
Spock, definendo "vecchio arteriosclerotico" questa vera
"leggenda della puericultura" che, a 89 anni suonati, ha avuto il
coraggio intellettuale di ammettere i propri errori e di dichiarare che il
latte di vacca e adattissimo ai vitelli, ma non agli uomini. Le multinazionali
del latte, quelle che hanno imposto l’immagine del bianco alimento come cibo
perfetto per bambini, stanno tremando e hanno già fatto scendere in campo i
soliti professoroni in camice bianco.
Nel nostro Paese e addirittura apparsa
una pubblicità dei produttori, pagata con il contributo della Comunità Europea
(che da anni ha immense scorte di latte non smaltite), in cui si sostiene
l’insostituibilità di questo alimento. Tale affermazione viene attribuita
all’Istituto Nazionale della Nutrizione che invece, nel rapporto preparato per
la Conferenza Internazionale sulla Nutrizione FAO/OMS che si terra a Roma in
dicembre, riporta testualmente: "all’allattamento al seno viene
universalmente riconosciuto un ruolo di primaria importanza per garantire il
migliore stato di nutrizione del bambino e per prevenire importanti malattie
dell’età pediatrica (affezioni gastrointestinali, allergie, obesità,
ecc.)".
Dice inoltre che "dopo i due anni di età si osservano, con
notevole frequenza, le stesse errate abitudini alimentari riscontrabili nella
popolazione adulta, caratterizzate da un eccesso di proteine e grassi
animali". Cosa penseremmo se le mucche un bel giorno impazzissero e
facessero allattare il proprio vitellino da un’asina, oppure da un cammello?
L’uomo e l’unico animale che continua a nutrirsi di latte anche dopo lo
svezzamento. Che sia il desiderio di non diventare mai adulti? Molti pensano
che da sempre l’uomo abbia consumato il latte di mucca, dandolo persino a
neonati e bambini. Non è cosi.
Fino a tre secoli fa nessuno si era mai sognato
di dare latte di mucca come sostituto del latte materno e solo negli ultimi 50
anni il consumo di latte vaccino ha conosciuto una vertiginosa impennata,
diffondendosi in tutti i paesi industrializzati. Anticamente il latte di mucca
era usato solo dai pastori-nomadi (adulti), mentre il burro, ad esempio, veniva
usato dai Romani dell’Impero di Augusto per farne unguenti per la pelle. Il
latte vaccino e un cibo per vitelli, non per l’uomo. Serve a far crescere un
vitello e a farlo assomigliare a una mucca, ma sicuramente non per aiutare un
bambino a diventare un uomo. Per questo la natura ha predisposto il latte
materno.
Il latte umano è l’unico nutrimento del bambino (almeno cosi dovrebbe
essere) fino al completamento della prima dentizione, detta, perciò, da latte;
pertanto, l’allattamento può protrarsi anche a 2 anni circa d’età. In realtà lo
svezzamento, che può iniziare verso il 5’ – 6’ mese, prosegue lento e graduale
fino a rendersi totale anche verso il 15’ mese ed oltre, con varianti
dipendenti da molteplici fattori. La madre, nella società moderna, ha sempre
più spesso rinunciato ad allattare al seno il proprio neonato (bassissime le
percentuali alla fine degli anni sessanta), un po’ per motivi di tempo (essendo
inserita nel frenetico processo produttivo), un po’ per mancanza di
informazione sull’insostituibilita del latte materno nei primi mesi di vita. La
donna si e poi fatta condizionare da false paure sui presunti danni estetici
dell’allattamento e da un malinteso desiderio di emancipazione. Ma il peso più
determinante, in questa "scelta", lo ha avuto la martellante
pubblicità delle industrie produttrici di latte (in polvere e non), aiutate
sicuramente dai sacerdoti della salute in camice bianco che hanno contribuito a
creare un vero e proprio "mito" alimentare, basato su poco o nulla.
Prima di tutto il latte di una madre sana e sempre fresco e batteriologicamente
puro, mentre ogni tipo di latte non umano deve subire un processo di "cottura"
ad alte temperature che ne distrugga gli organismi nocivi (ma la stessa sorte
tocca purtroppo anche alle vitamine). Latte materno e latte vaccino non sono
assolutamente uguali, se non nel colore: si differenziano infatti nella
composizione percentuale degli ingredienti (essendo l’uno destinato a far
crescere esseri umani e l’altro bovini), e nella qualità di tali ingredienti
(ad esempio le catene di aminoacidi sono completamente diverse). Inoltre solo
nel latte materno sono presenti sostanze che immunizzano il neonato dalle
infezioni (soprattutto quelle respiratorie e intestinali), nonché la quantità
di fosforo esattamente necessaria al suo sviluppo cerebrale.
Il
"cucciolo" di uomo sviluppa dapprima il cervello, mentre l’animale
sviluppa prima la struttura ossea. La quantità di lattosio, essenziale per lo
sviluppo cerebrale del bambino, nel latte umano e quasi il doppio rispetto a
quella che si riscontra nel latte vaccino. Questo fatto e facilmente spiegabile
se si pensa che l’accrescimento del cervello del bambino e molto più rapido di
quello del vitello. Usando il latte vaccino per alimentare i bambini, viene
quindi a soffrirne il loro sviluppo cerebrale e psichico. Il latte vaccino
contiene più del doppio delle proteine del latte umano, ma questo non e
assolutamente un vantaggio, perché come dice un vecchio adagio "il troppo
storpia": per essere tollerato dal neonato, infatti, va diluito, pena una
forte reazione di rigetto e danni renali.
Il latte di mucca contiene molta
caseina (quasi tre volte il latte umano), una proteina che, a contatto con i
nostri succhi gastrici, "caglia", formando un grumo compatto,
alquanto indigesto, che provoca inoltre l’aumento dei processi putrefattivi
intestinali. Il latte umano cagliato forma invece coaguli piccoli, ed’è soffice
e leggero. Riguardo alla presunta insostituibilità del latte di mucca quale
fonte di calcio (utile allo sviluppo di ossa e denti), bisogna ricordare che i
nostri progenitori non usavano assolutamente il latte vaccino e avevano ossa e
denti molto "compatti" e ben sviluppati, come dimostrano i reperti
fossili risalenti al Paleolitico. Il fatto che le mucche producano un latte
cosi ricco di calcio si spiega facilmente tenendo conto delle necessita
fisiologiche di accrescimento dei neonati vitelli che inoltre dovranno
sviluppare le corna.
Il latte materno non deve contenere più calcio del
normale, perché e quella la quantità ottimale per far crescere sano un bambino.
Il latte vaccino, dovendo servire ai vitelli, che hanno una velocità
d’accrescimento fisico notevolmente superiore a quella umana (raddoppiano il
proprio peso dopo appena 47 giorni dalla nascita, mentre il neonato umano lo
raddoppia in 180 giorni), contiene dal 3,5% al 5% di proteine, contro l’1,2%
del latte umano. Tale notevole quantità di proteine nel latte di mucca
costituisce, quindi, una autentica overdose proteica per un essere umano.
Si è
cosi accertato che quando le proteine superano il normale fabbisogno del
mammifero che assume un determinato latte, l’eccesso determina un sovraccarico
per il fegato e le reni, che hanno il compito di eliminare i prodotti del
metabolismo proteico. Il latte umano, al contrario di quello vaccino,
garantisce al neonato la massima prevenzione dalle allergie e dalle infezioni.
I neonati umani, quando non incorrono in diarree pericolose, aumentano di peso,
se allattati con latte vaccino, molto più velocemente che se sono allattati con
latte umano. Tutto ciò ostacola lo sviluppo psichico del bambino perché blocca,
almeno parzialmente, la sua capacita d’apprendere. Tale velocità
d’accrescimento e tale che il raddoppio del peso del neonato si raggiunge non
in 180 giorni ma in soli 118, tanto che all’età di un anno, rispetto ai
coetanei nutriti con latte umano, sono più pesanti di circa 2 kg e più alti
circa di 5 centimetri, tutto ciò a causa dell’eccesso di proteine del latte
vaccino. I bambini che presentano disturbi nell’apprendimento sono l’80% di
quelli allattati con latte vaccino.
Dato che il bambino presenta la massima
velocità d’accrescimento cerebrale nei primi 18 mesi di vita, alcuni studiosi
consigliano l’allattamento umano almeno sino a questa età. I medici hanno
riscontrato che oggi il giovane americano, alla visita di leva, ha già concluso
la crescita ossea, cosa che solo venti anni fa succedeva sei-sette anni più tardi.
Questo avviene perché vengono alimentati fin dalla nascita con latte non
specifico e con altri cibi iperproteici.
Ma questo dato, che ad alcuni può
sembrare positivo, ha invece un lato "oscuro" preoccupante: a una
accelerazione innaturale del metabolismo e quindi ad una crescita più veloce di
quella geneticamente predeterminata si associa un invecchiamento sicuramente
più rapido. Tra l’altro ogni alimento ha valore nutritivo per la sua capacita
di essere assorbito dal nostro organismo, non solo per la quantità di sali
minerali, vitamine o proteine in esso contenuto. Il calcio tanto reclamizzato
nel latte vaccino e in genere male assorbito dall’uomo, perché e associato con
una percentuale (relativamente) troppo alta di fosforo (fattore inibente) e alla
caseina. Nonostante ciò, nei paesi occidentali "sviluppati" mangiamo
cosi tanto da riuscire a fare un’overdose quotidiana di calcio, il quale va a
depositarsi sulle pareti delle arterie provocando, insieme al colesterolo,
l’indurimento delle stesse oppure forma calcoli renali, o si accumula nelle
articolazioni, dando vita a manifestazioni artritiche. Il cinese medio assume
appena 15 mg di calcio al giorno, eppure ha meno carie e osteoporosi
dell’americano medio, che ne ingurgita ben 800 mg.
Il latte vaccino contiene
una bassissima percentuale di vitamine (da un mezzo a un decimo rispetto a
quello materno). La vitamina C che recenti ricerche dell’Università di
California hanno confermato essere un potente fattore di prevenzione
antitumorale e presente in abbondanza nel latte materno, mentre e quasi assente
in quello vaccino, anche non pastorizzato. Il latte materno e ricco di
lattosio, uno zucchero che rende più agevole al bambino l’utilizzazione delle
proteine. Inoltre il lattosio migliora I’assorbimento del calcio e, creando un
ambiente acido nel tratto intestinale, non permette il proliferare di batteri
putrefattivi. Invece il latte vaccino contiene il galattosio che, generando un
ambiente alcalino, rende possibile lo sviluppo di tali batteri, pericolosi per
il neonato.
La pastorizzazione ed il normale trattamento del latte alterano
comunque le vitamine (C,E, K e tutte quelle del gruppo B) e gli enzimi, fattori
di crescita e fattori anti-rigidità. Diversi anni fa il Dipartimento americano
per l’agricoltura fece un esperimento, allevando vitelli con latte
pastorizzato. Dopo tre mesi erano tutti morti. Composizione del latte umano:
1,2-1,5 %di proteine, dal 3 al 5% di grassi, dal 6,5 al 10% di carboidrati e 2%
di sali Il giusto cocktail per dare al neonato tutte le sostanze nutritive
necessarie alla crescita e allo sviluppo delle caratteristiche peculiari della
specie umana. Il primo liquido secreto dalle ghiandole mammarie della donna,
subito dopo il parto, e il colostro, ricco di proteine e lattosio, e poverissimo
di grassi.
Determinante in questa prima fase la presenza di un aminoacido
essenziale, la taurina, importante per lo sviluppo del sistema nervoso centrale
e della retina del neonato, e delle immunoglobuline secretorie, che proteggono
il neonato dalle infezioni respiratorie e intestinali. Le immunoglobuline sono
totalmente assenti nel latte vaccino o in qualsiasi latte industriale. Si e
notata perciò una maggiore morbilita (cioè tendenza a contrarre infezioni) in
quei bambini allattati artificialmente. Bambini affetti da otiti, tracheiti,
catarri a ripetizione sono rientrati nella norma sopprimendo i latticini ed in
particolar modo lo yogurt. L’insonnia dei neonati e quasi sempre da addebitare
alla somministrazione di latte vaccino.
Causa l’allergia nei confronti di
alcune proteine in esso contenute. Latticini e formaggi sono legati alle
malattie della civiltà: insorgere di tumori, cisti, fibromi, cancro
all’apparato riproduttivo femminile (seno, utero, ovaia), infezioni
all’apparato uro-genitale (cistiti e candida, molto diffusa tra le giovani
americane), malattie del sistema cardiocircolatorio (arteriosclerosi, trombi,
infarti...) a causa dell’enorme quantità di grassi saturi; connessione diretta
con le più svariate forme di allergia sia alimentare che della pelle e
dell’apparato respiratorio (asma, raffreddore da fieno), abbassamento delle
difese immunitarie, problemi del sistema digerente (diarrea, stitichezza, per
la mancanza di fibre). Il tuorlo dell’uovo e destinato all’embrione e il latte
al neonato.
L’uomo è l’unico animale che si nutre di uova e latte per tutta la
vita, ed e anche l’unico animale, per quanto se ne sa, a morire giovane di
sclerosi coronarica e ad ammalarsi di arteriosclerosi in età avanzata. Danni da
latte All’inizio del Neolitico, con l’avvento dell’agricoltura e
dell’allevamento di mammiferi erbivori, venne introdotto nell’alimentazione
umana il latte dei mammiferi non umani ed i derivati di tale latte. Ogni
mammifero produce un tipo di latte adatto solo alla propria specie. Orbene, tra
il latte umano e quello vaccino c’è un abisso! Tra i due latti vi è la stessa
differenza esistente tra una donna ed una mucca. Il latte umano e, tra tutti i
tipi di latte, quello che ha il contenuto proteico più basso, in assoluto; ed e
il più dolce.
Percentuali di proteine e glucidi (zuccheri) dei principali
latti: proteine glucidi donna (1,2 - 7,00) vacca (3,50 - 4,80) bufala (3,67 -
3,60) capra (4,30 - 5,00) pecora (4,88 - 5,00) asina (2,02 - 5,90) Il problema
dei latticini e degli altri sottoprodotti animali e molto importante poiché
essi apportano all’organismo gli stessi veleni della carne (purine,
colesterolo, ptomaine), talvolta in dosi ancor più elevate, sono nocivi quanto
e più della carne. Il lattosio durante la digestione, si scinde in galattosio e
glucosio, ad opera della lattasi, un enzima che caratterizza il periodo della
lattazione.
L’uomo adulto dovrebbe essere sprovvisto di lattasi e cosi e,
infatti, moltissime persone non riescono assolutamente a digerire il latte
proprio a causa dell’impossibilità di scindere il lattosio per mancanza di
lattasi. Se il livello di lattasi nell’intestino e basso o non adeguato, la
ingestione di latte conduce a disturbi intestinali gravi e a diarrea: questo
avviene nella maggior parte delle popolazioni umane. Sempre più il latte
d’oggigiorno contiene sostanze chimiche d’ogni tipo, estranee alla normale
composizione del latte e dannose all’uomo. Si tratta di quelle sostanze che,
somministrate alle mucche, passano ovviamente nel latte: antibiotici, ormoni, sali
di zinco, tireostatici, betabloccanti, pesticidi (assunti con il foraggio),
ecc., per cui il latte in commercio e diventato una specie di farmacia.
Un
prodotto tossico. Il dottore S. Morini, allergolo presso l’ospedale Regina
Margherita di Roma, afferma che le sostanze allergizzanti sono in prevalenza
quelle del latte vaccino, che deve essere escluso pertanto dalle diete di chi
presenta allergie alimentari. Il dottore F. Carrier, sostiene che la
soppressione del latte e dei suoi derivati, nei casi di asma, affezioni
cutanee, di alcune affezioni dell’apparato genitale femminile e di tumori
produce sempre risultati positivi ed in molti casi addirittura clamorosi. Un
danno provocato da uno dei derivati del latte vaccino, lo yogurt, è la
cateratta. In alcune zone dell’India dove lo yogurt si consuma abbondantemente
e quotidianamente la cateratta è molto diffusa.
Sembra che il galattosio in
alte dosi favorisca la cateratta e lo yogurt è un alimento tra i più ricchi in
galattosio. Alcuni ne contengono sino al 24%. Il latte negli anziani è
controindicato anche per il calcio contenuto e che si configura nettamente come
un fattore di fatica e di esasperazione funzionale della mucosa vasale e
cardiaca, e promotore di arteriosclerosi e di accidenti vascolari. Molti anziani
viaggiano verso la tomba su un mare di latte. Nel latte vaccino il calcio è
presente nella misura di ben 175 milligrammi in 100 grammi di prodotto (calcio
espresso come ossido di calcio). Tale eccesso di calcio, paradossalmente,
impedisce proprio l’assorbimento del calcio stesso, come del resto è comprovato
da sintomi di rachitismo presenti in bambini nutriti con latte vaccino.
E’ un
luogo comune ritenere che il latte vaccino sia indispensabile proprio per
rifornirsi di calcio; i nostri antenati, prima della domesticazione degli
erbivori da latte, avevano scheletri del tutto normali, come dimostrano i
reperti fossili. Al microscopio polarizzatore una sezione ossea di un uomo di
Neandertal evidenzia una struttura più elastica e resistente di quella di un
uomo moderno, consumatore di latte vaccino, che presenta invece alveoli grandi
in un osso duro e quindi fragile. Nei lattanti e negli adulti che assumono
latte vaccino si è potuta constatare una eccessiva eliminazione di calcio con
le urine, dovuta al forte contenuto proteico del latte di mucca.
Presso
l’Istituto della Nutrizione dell’Università del Wisconsin, dopo lunghe ricerche
si è constatato che si elimina più calcio di quello che se ne ingerisca
consumando cibi ricchi di proteine. Il latte vaccino è legato alla caseina che
impedisce l’assorbimento del calcio, inoltre la maggioranza dei consumatori di
latte e di formaggi fa uso di prodotti pastorizzati, omogeneizzati o comunque
lavorati e tutte queste tecnologie degradano il calcio rendendolo difficilmente
assimilabile. Per avere calcio a sufficienza basta mangiare verdura a foglia
verde, frutta, frutti secchi, che ne contengono abbastanza per i bisogni umani.
Non è da sottovalutare la più che probabile azione decalcificante dovuta alla
elevata acidità dello yogurt.
L’uso continuato dello yogurt può favorire
l’instaurarsi dell’ulcera gastrica e di quella duodenale. Il latte umano
contiene una quantità di lisozima 3000 volte superiore a quella contenuta nel
latte di mucca. Il lisozima è un composto proteico con funzione antibatterica.
Il latte umano è l’unico che consente lo sviluppo del lactobacillus bifidus che
protegge la mucosa intestinale ed inibisce lo sviluppo dei germi responsabili
delle diarree. Nei lipidi del latte vaccino vi è una quantità eccessiva di
acido miristico che può causare alterazioni delle arterie ed arteriosclerosi.
Il sodio presente nel latte vaccino è, molte volte, superiore a quello del
latte umano, che perciò impegna meno i reni.
Nel latte umano i grassi sono
prevalentemente polinsaturi (acidi utili contro l’arteriosclerosi), mentre nel
latte vaccino prevalgono i grassi saturi (causa di colesterolemia e
arteriosclerosi) Nel latte vaccino vi è una prevalenza di caseina, mentre nel
latte umano prevale la lattoalbumina. Un’indagine durata 30 anni in Scandinavia
ha dimostrato gli innegabili legami tra l’assunzione di latte vaccino e
l’insorgere dell’artrite. Il formaggio, a parte la carne, e molto probabilmente
il peggiore alimento oggi esistente, l’alimento più negativo per la salute umana,
è un deposito finale (una sorta di discarica) di tutti i farmaci somministrati
alle mucche e che passano nel latte che servirà per fabbricare i formaggi;
degli additivi di dubbia innocuità, che vengono usati durante la lavorazione
soprattutto per conferire loro determinate caratteristiche organolettiche per
fini commerciali e conservativi; de diserbanti che passano nel corpo delle
mucche, e poi nel latte, a mezzo dei foraggi e delle granaglie che vengono dati
per alimento.
Non c’e da meravigliarsi se qualche studioso ha detto che il
formaggio oggi in commercio è ai "limiti della tossicità". Un
alimento killer. Il latte in polvere si ottiene sottraendogli l’acqua di
costituzione, cioè essiccandolo. E’ facile capire che il prodotto cosi ottenuto
non ha più nulla né di naturale né tampoco di vivo: è una sostanza morta, di
nessun valore biologico, ormai privo di capacita radiante: un autentico inganno
sul piano nutrizionale. Uno studio condotto nel 1979 dall’università di Berkley
in California trovò che il triptofano, che è un aminoacido presente nel latte
vaccino e nei suoi derivati, stimola abnormemente la ghiandola pituitaria
accelerando l’invecchiamento del corpo. Il dottore L.B.Franklin ( Università
della Columbia inglese) condusse uno studio su 1500 donne che presentavano
noduli benigni al seno, tutte grandi consumatrici di formaggi e altri derivati
dal latte. Il latte vaccino contiene un ormone, l’estradiolo, che promuove la
rapida crescita dei vitelli.
Il dottore Franklin dimostro che era tale ormone a
provocare i noduli mammari, infatti quando queste donne eliminarono
completamente i prodotti del latte, guarirono nella misura dell’85% di esse.
Fatti e misfatti della BANDA DEL LATTE A Roma la bufera del latte (infetto) ha
imperversato su tutti i giornali preoccupando gli abituali consumatori del
bianco alimento, divenuto improvvisamente, nell’immaginario collettivo, una
subdola miscela venefica, contaminata da "grappoli" di bacilli.
Tanto
più sconvolgente, per i grandi e piccoli bevitori, in quanto il latte di vacca
ha una solida patente di alimento sano, naturale, addirittura indispensabile
alla crescita (ma qualcuno lo sa che grandi civiltà si sono sviluppate e sono
fiorite senza l’aiuto di una sola goccia di latte?). Questa patente, per
effetto automatico di "traslazione", "garantisce" anche i
vari derivati (latticini, burro, panna, formaggi freschi e stagionati, yogurt)
e, grazie alla pubblicità, madre delle più assurde e incrollabili convinzioni
indotte, viene estesa a un’infinita quantità di prodotti nella cui preparazione
è stato utilizzato latte, burro, oppure yogurt. "Mangia questa
meravigliosa merendina perché contiene un fiume di bianco latte!", oppure:
"dimagrisci naturalmente con questo genuino formaggio cremoso!". La
carrellata di esempi è infinita.
Purtroppo i miti, specie quelli creati "a
tavolino" dall’industria onnipotente, sono duri a morire; semplicemente
scalfirli e creare almeno un ragionevole dubbio riguardo al dogma è impresa
pressoché eroica. Fin troppo facile dire che oggi latte e derivati sono un
cocktail di sostanze dubbie (betabloccanti, stimolanti dell’appetito,
larvicidi, antibiotici e tranquillanti somministrati alle mucche finiscono
inevitabilmente nel loro latte, per non parlare delle valanghe di pesticidi con
cui si coltivano i mangimi per allevarle). Fin troppo facile dire che il
formaggio, essendo ancora più in alto nella catena alimentare, concentra in
misura maggiore tutte queste sostanze, cui si aggiungono, spesso, conservanti e
aromi chimici, rivelandosi alla fine una vera e propria discarica abusiva di
veleni. Tutte cose ovvie, ma pochissimi le sanno e quasi nessuno ci riflette
su, traendo le dovute conseguenze.
Meno ovvio e molto più "eversivo"
raccontare come il consumo esagerato di latte e derivati in questi ultimi
decenni (in pratica dal secondo dopoguerra) sia indissolubilmente legato alle
cosiddette malattie della civiltà. Ormai, l’abbiamo detto anche in precedenza,
a tutti i livelli (a cominciare dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità) si
riconosce che l’overdose proteica che abbiamo fatto nell’ultimo cinquantennio
non ha portato altro che una preoccupante proliferazione delle malattie
degenerative, che sono poi quelle che affliggono l’uomo moderno,
"ricco" e industrializzato, rivelandosi in assoluto le principali
cause di mortalità. Fra i danni da overdose proteica (tenetevi forte) può
essere inclusa anche la famigerata osteoporosi, malattia sociale che colpisce
strati sempre più estesi di popolazione. A torto si è creduto (ispirati
soprattutto dall’aggressiva propaganda dell’industria lattiero-casearia) che le
ossa fatalmente perdano calcio perché non ne assumiamo abbastanza col cibo.
Per
anni, allora, tutti a consigliare dosi massicce di latte e derivati perché
"tanto ricchi dell’indispensabile calcio". Oggi gli addetti ai lavori
(almeno quelli aggiornati, perché di esperti che hanno studiato solo su libri
di quarant’anni fa ne circolano ancora parecchi!) sanno che un eccesso di
proteine diminuisce la capacita dell’organismo di sintetizzare proprio il prezioso
calcio. L’incidenza di osteoporosi, infatti, è massima negli Stati Uniti, in
Finlandia, Svezia e Inghilterra, paesi dove si consumano più cibi animali
(carne, latte, burro, formaggi, uova) è minima in un paese come il Giappone
dove, per tradizione, e sempre stato rarissimo il consumo di latte vaccino e
latticini (ma anche qui, purtroppo, si registra una pericolosa tendenza a
introdurre questi alimenti nella dieta giornaliera, su modello statunitense).
Da una ricerca pubblicata già nel marzo l983 dal "Journal of Clinical
Nutrition", riguardante studi fatti su fasce di popolazione intorno ai 65
anni, si evinceva che le donne consumatrici di proteine animali avevano una
perdita ossea del 35%, mentre le donne vegetariane solo del 7%. Inoltre nei
bambini allattati artificialmente con latte vaccino sono stati spesso
riscontrati sintomi di rachitismo e ciò perché nel latte di mucca questo
indispensabile minerale e associato a molti fosfati necessari alla costruzione
di un potente scheletro da erbivoro che, venendosi però a trovare nell’ambiente
intestinale alcalino del neonato, bloccano per oltre due terzi l’assorbimento
del calcio.
Da non dimenticare, poi, che la maggioranza dei consumatori di
latte e formaggi vari utilizza prodotti omogeneizzati, pastorizzati o comunque
lavorati, procedimenti che finiscono per degradare il calcio rendendone ancor
più difficile l’assimilazione. Verdura a foglia verde, frutta, frutti secchi,
contengono abbastanza calcio da poter soddisfare, se assunti correttamente, il
fabbisogno umano giornaliero. I semi di sesamo crudi ne sono molto ricchi,
basta macinarli sull’insalata e il gioco è fatto. Ma chi è che non beve latte
di mucca nel mondo? Il gruppo etnico più numeroso è rappresentato dai cinesi
(un miliardo di persone, pari ad un quinto della popolazione mondiale), poi ci
sono altre popolazioni lattasi-deficienti (cioè sprovviste dell’enzima
necessario a digerirlo) : il 90% degli abitanti di Taiwan, degli indiani
d’America e degli Esquimesi, il 70% dei Neri d’America, il 20% almeno dei
Finlandesi, degli Svedesi e degli Svizzeri, e infine molti popoli africani, i
quali negli anni passati si sono visti sommergere dalle eccedenze di latte in
polvere (spedito per "scopi umanitari" dai paesi ricchi) che ha
causato vere e proprie epidemie di dissenteria.
A questi vanno aggiunti tutti i
lattanti su scala mondiale durante l’allattamento al seno, i vegetaliani, i
macrobiotici, gli aderenti alle varie scuole igieniste, la maggior parte dei
crudisti, i fruttariani e tutti quelli allergici o ai quali semplicemente non
piace. Non ci sembra superfluo ribadire che, vista la spinosità del problema
che richiederebbe pagine e pagine per una trattazione esauriente e completa di
dati e riferimenti bibliografici, invitiamo tutti i lettori a contattare la LEPAV.
Come già accennato nella prima parte, i latticini hanno effetti di accumulo su
tutti gli organi ed in particolar modo (essendo derivati dal latte, prodotto
delle ghiandole mammarie) tendono a concentrarsi maggiormente nel tessuto
ghiandolare umano e negli organi della riproduzione.
E’ per questo che i più
colpiti sono il seno, l’utero, le ovaie, la prostata, la tiroide, le cavità
nasali, l’ipofisi, la coclea dell’orecchio e la zona cerebrale attorno al
mesencefalo. Raffreddori da fieno e problemi auditivi colpiscono molti
consumatori di latte e latticini, mentre, se l’accumulo avviene nei reni o
nella, vescicola biliare, si possono formare calcoli. Specie nei raffreddori
allergici, cessare completamente il consumo giornaliero di latte e derivati
porta rapidi e notevoli benefici. Ma in particolare le donne, ancor più degli
uomini, dovrebbero ridurre drasticamente o, meglio, eliminare completamente
latte, formaggi, panna e burro, perché tutti questi alimenti, per le ragioni
suddette, favoriscono perdite vaginali, cisti ovariche e al seno, fibromi,
tumori alla mammella e all’utero. Come dimostrato da una ricerca condotta
dall’Università della Colombia inglese, è l’estradiolo, ormone presente nel
latte vaccino e che consente ai vitelli una rapida crescita fisica, ad
accelerare l’ingrandimento di noduli e cisti.
Studiando 1500 donne che
presentavano noduli benigni al seno, tutte grandi consumatrici di formaggi e
altri derivati dal latte, si constatò che, eliminando questi prodotti, l’85% di
esse guarì completamente. Molte altre esperienze del genere, condotte da medici
naturopati che hanno seguito le pazienti per anni dopo la guarigione,
confermano l’esito di queste ricerche. Sempre in tema, ci sembra utile citare
"La dieta di guerra ha protetto il seno", un articolo apparso sul
supplemento del Messaggero dedicato alla salute (suppl. n.7 del 13/ 02/93), in
cui si riporta che, secondo un dato emerso da uno studio condotto in Scozia
dall’organizzazione di ricerca sul cancro "Cancer Research Campaign",
le donne nate durante la seconda guerra mondiale hanno meno probabilità di
ammalarsi di tumore al seno. Secondo questi ricercatori, la minore incidenza
del male che in Inghilterra è la principale causa di mortalità delle donne tra
i 35 e i 65 anni potrebbe essere il risultato del regime povero di calorie e
proteine animali, ma ricco di vitamine (frutta e verdura), che le 45-50enni di
oggi furono costrette a seguire dato il razionamento di carne, zucchero e
latticini. Non tutti i mali vengono per nuocere...
Per continuare la nostra
carrellata su fatti e misfatti della famiglia lattea, prendiamo in esame lo
yogurt, un prodotto che negli ultimi anni ha avuto un boom di produzione e
consumo davvero eccezionale, basti pensare alla moltiplicazione esponenziale
delle marche di yogurt e delle decine di tipi che ognuna di esse mette sul
banco dei supermercati. Un tempo presente quasi esclusivamente nella tradizione
culinaria dei popoli del mediterrane orientale (specie Grecia, Libano, Turchia)
lo yogurt ha oggi invaso le tavole occidentali, godendo di una
"sponsorizzazione" massiccia che ne ha decantato, e continua a
decantarne, le mille e una virtù. Senza, ovviamente, dire una parola sui suoi
vizi. A parte gli altri inconvenienti imputabili al latte e ai suoi derivati, lo
yogurt sarebbe addirittura tra i responsabili della cateratta. In alcune zone
dell’India dove lo si consuma abbondantemente e quotidianamente, questa
malattia è molto diffusa. Sembra che il galattosio in alte dosi favorisca
l’insorgere della cateratta e lo yogurt è un alimento tra i più ricchi in
galattosio, alcuni ne contengono sino al 24%. Ai formaggio-dipendenti dobbiamo
dare altre pessime notizie. Il formaggio, specie se duro, salato e stagionato,
è molto difficile da eliminare.
Rimane sotto forma di acidi grassi saturi nelle
profondità organiche, come la spina dorsale, il fegato, i reni (per non parlare
delle arterie, le cui pareti interne vengono rivestite da strati di
colesterolo). Per eliminare tutti i depositi inquinanti di latticini e formaggi
ci vogliono anni alcuni calcolano ne siano necessari almeno sette, ma tutto
dipende dal metabolismo individuale seguendo una dieta totalmente vegetariana.
Meglio ancora adottare un’alimentazione vegetariana crudista, a base di verdure
e frutta fresca (da coltivazioni biologiche, ovviamente), che accelera la
depurazione. Particolarmente preoccupante, inoltre, quanto emerse da uno studio
condotto nel 1979 dalla prestigiosa Università di Berkley in California,
durante il quale si appuro che il triptofano, un aminoacido presente nel latte
vaccino e nei suoi derivati, stimola abnormemente la ghiandola pituitaria
accelerando l’invecchiamento del corpo.
Ringiovanimento e longevità, quindi,
non fanno rima con latte. A proposito di questo è bene ricordare che il latte è
veramente controindicato per gli anziani, giacché la massiccia percentuale di
calcio in esso contenuto (che, come abbiamo già detto, associato ad altre
sostanze presenti nel latte vaccino, viene difficilmente assorbito dal nostro
organismo) si configura nettamente come un fattore di fatica e di esasperazione
funzionale della mucosa vasale e cardiaca, diventando promotore di
arteriosclerosi e di accidenti vascolari, specie coronarici. Nei lipidi del
latte di mucca vi è una quantità eccessiva di acido miristico ed anch’esso può
causare alterazioni delle arterie ed arteriosclerosi.
Ma un altro dato si
rivela davvero inquietante riguardo al prodotto che beviamo oggigiorno: negli
odierni allevamenti industriali, dove le mucche sono costrette ad una
gestazione continua, esse vengono munte anche quando sono incinte e il loro
latte contiene trefoni, speciali sostanze eccito-formatrici, in pratica ormoni
della vita embrionale. Il latte vaccino oggi in commercio è ricco di questi
trefoni, per cui, al suo valore già in partenza iperplastico (promotore cioè di
un rapido accrescimento fisico), si aggiunge la forza propulsiva di queste
sostanze eccito-formatrici.
Non è azzardato dedurre che quest’impeto
costruttivo abnorme (destinato a far crescere un embrione di mucca e a farlo diventare
un vitello) possa provocare moltiplicazioni improvvise, disordinate ed
incoercibili delle cellule somatiche nelle diverse zone del corpo umano. In
parole povere, riteniamo che il latte oggi in commercio è da considerare, più
che mai, potenzialmente cancerogeno. Ma, allora, perché beviamo il latte? Prima
di tutto, complice la classe medica degli ultimi cinquant’anni, ci hanno fatto
credere che fosse l’alimento "perfetto", addirittura in grado di
sostituire in tutto e per tutto il latte materno nelle prime fasi di vita (!).
Poi ci hanno anche detto che senza il latte di mucca saremmo diventati tutti
rachitici e pieni di carie, per mancanza di calcio. Infine ci hanno
suggestionato con idilliche immagini di mucche paciose, prati verdissimi,
improbabili mulini bianchi, fiumi di bianco latte in paesi felici.
Senz’altro
la prima domanda da porsi, visto che il business del latte e derivati è esploso
solo negli ultimi cinquant’anni, e: a chi è convenuto indurre il consumo di
latte vaccino su larga scala? Proviamo solo ad immaginare quanti miliardi di
litri di latte vengono prodotti oggigiorno, e quanto latte adoperiamo per i più
svariati usi culinari e nelle più svariate forme (latticini, yogurt, burro,
panna, formaggi). Uno sforzo minimo, e saremo in grado anche di prefigurare gli
stratosferici guadagni delle multinazionali coinvolte nella produzione e
trasformazione di questo alimento "perfetto" e
"indispensabile" (che, come abbiamo tentato di spiegare, presenta non
poche "imperfezioni" dal punto di vista nutrizionale). A proposito di
guadagni fatti senza scrupoli, è clamoroso il caso del siero del latte
(sottoprodotto di scarto della lavorazione dei formaggi).
Di colore verdognolo,
dall’aspetto simile al pus e con un odore nauseabondo, alla fine degli Anni Settanta,
negli Stati Uniti, non fu più possibile scaricarlo nel sistema fognario perché
vennero approvate severe leggi che vietavano questa pratica, in quanto il siero
del latte è, da cento a duecento volte, più inquinante dei liquami di fogna.
Vietarono anche di scaricarlo nei corsi d’acqua, per non privarli di ossigeno e
quindi provocare la morte della flora e della fauna. Allora le aziende casearie
si inventarono di "scaricarlo" negli alimenti industriali( minestre
liofilizzate, cacao, impasti per dolci, margarina, purea di patate, sughi,
condimenti, alimenti per l’infanzia, pane, ecc.) e da quel momento iniziarono a
vendere "cibi spazzatura" e continuano a farlo con grande successo,
grazie alla pubblicità martellante. Ci sembra poi, dal nostro ristretto punto
di vista occidentale, che il mondo e la civiltà si siano sempre basati sul
latte di mucca. Non è vero: è stato solo all’inizio del Neolitico (circa 10.000
anni fa), con l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento di mammiferi
erbivori, che venne introdotto nell’alimentazione umana (in quantità
assolutamente non paragonabili a quelle odierne) il latte dei mammiferi non
umani ed i suoi derivati. E infatti nei reperti paleoantropologici si
riscontrano carie solo a partire da questo periodo. Mauro Teodori -
www.fissazionecentrale.it